mostra
21 maggio - 10 settembre 2006
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Il progetto
In una sorta di labirinto il visitatore potrà andare alla ricerca di quei miti che tanto spazio ebbero nella produzione grafica e letteraria di uno dei massimi scrittori del XX secolo.
“I miei disegni non sono lavori accessori rispetto alla mia attività letteraria, ma i campi di battaglia, disegnati e dipinti, su cui si consumano le lotte, le avventure, gli esperimenti e le sconfitte letterarie”.Così scrive Friedrich Dürrenmatt. Sono stati il teatro, i romanzi polizieschi e la sua prosa straordinaria, specialmente quella degli ultimi sette anni, a fare di lui, svizzero, un grande della letteratura di lingua tedesca del Novecento; a portare nel mondo il suo nome. Non esisterebbe però Dürrenmatt scrittore senza Dürrenmatt disegnatore e pittore.
Dürrenmatt non si risolse mai fino in fondo, in maniera esclusiva, per la scrittura o per la pittura. Da studente confidava al padre: “Non si tratta di decidere se diventare artista (…) perché questa non è una cosa che si sceglie; vi si arriva per necessità. Per me la questione è un’altra: scrivere o dipingere? Mi sento attratto da entrambe le cose”. La prima diventa a un certo punto il suo mestiere, ma la seconda accompagna sempre sottotraccia la sua produzione letteraria; è la sorgente a cui Dürrenmatt torna a dissetarsi per ritrovarvi la freschezza intatta di ogni inizio. E’ ancora lui che si racconta: “A dire il vero, mi succede di smettere di dipingere o disegnare per mesi o addirittura per anni, mentre non ho mai smesso di scrivere, da quando sono diventato scrittore. Ma disegnare o dipingere è rivivere la mia infanzia, sempre. E’ l’unico mezzo per recuperare la forza creativa dei primi anni (…). E altrove chiarisce: “Non sono un pittore. Tecnicamente dipingo come un bambino, ma non penso come un bambino. Dipingo per la stessa ragione per cui scrivo: perché penso”. Pensieri e immagini di Dürrenmatt esprimono il tentativo di rappresentare la realtà della vita, misurandosi con essa. Per lui “l’arte è un confronto con il mondo” in una sperimentazione senza sosta, nel travaso da una forma all’altra, dalla parola scritta al segno grafico e pittorico: “Sulla mia scrivania, vicino al manoscritto, c’è un cartoncino bianco (…); la penna prende a scorrervi sfuggevole; in un attimo prende corpo (…) lo schizzo di una città (…)”.
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Senza Titolo, 1978
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Senza Titolo, 1978
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La Pizia, 1983
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La Pizia, 1983
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Il Minotauro che maledice il re del sole, 1984
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Il Minotauro che maledice il re del sole, 1984
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La Ballata del Minotauro
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La Ballata del Minotauro
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La ballata del Minotauro
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La ballata del Minotauro
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