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GABRIEL BELLA
L'ingresso del patriarca a San Pietro di Castello
post 1779? - ante 1792 olio su tela, 95x146,5 cm
Per antichissima tradizione la sede, dapprima vescovile e dal 1451 patriarcale, era a San Pietro di Castello. Il nuovo patriarca vi entrava scortato dal doge e dalla Signoria col consueto apparato di pompa, rafforzato dalle gondole delle parrocchie coi pievani e con le insegne delle chiese. Il corteo, sbarcato dai "peatoni" dogali, raggiungeva la chiesa cattedrale e dopo la messa accompagnava il patriarca nella sua residenza, edificio cinquecentesco parato a festa.
Nel dipinto del Bella il doge con l'ombrella davanti alla porta del patriarcato prende commiato dal nuovo patriarca che si riconosce per la cotta cardinalizia. Tutto intorno il corteo sciolto. Più lontana la folla, assiepata sul ponte e alle finestre pavesate festosamente. E in attesa di riformarsi il corteo sull'acqua: i "peatoni" ducali sono accostati alla riva e accorrono anche gondole, gondole da parata, caorline e bissone. Si intravvede sulla sinistra l'architettura palladiana della chiesa, eretta da Francesco Smeraldi a fine Cinquecento. Al centro il campanile di Mauro Codussi. Fra chiesa e campanile campeggia il palazzo che il patriarca Antonio Contarini aveva voluto semplice ma comodo. Nel 1807 il patriarcato fu trasferito da San Pietro di Castello a San Marco e il patriarca prese residenza al secondo piano di palazzo Querini Stampalia, dove rimase sino al 1849. In primo piano i nobili imparruccati, sotto il felze di due "peote", assistono al levar delle reti calate a semicerchio da tre allungate caorline da pesca.

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