GIOVANNI BELLINI
(Venezia, 1426 (?) -1516)

PRESENTAZIONE DI GESU AL TEMPIO - 1460 c.
Olio su tavola, cm. 82 X 106

Assai complessa la vicenda critica di questa tavola che solo dopo un accurato restauro ha potuto mostrare pressoché intatti i suoi valori pittorici profondamente originali rispetto all'opera iconograficamente analoga di Andrea Mantegna di cui è variante interpretativa. Concordemente agli antichi inventari queriniani la critica fino al Berenson attribuiva la tavola ad Andrea Mantegna. E' merito del Barenson (1916) l'aver riconosciuto per primo nel quadro, allora sfigurato dalle ridipinture, la mano di Giovanni Bellini.

Profondamente diversa nello spirito, come nella qualità pittorica, dalla giovanile opera del cognato - eseguita quest'ultima all'evidenza intorno al 1454 per celebrare le sue nozze con Nicolosia Bellini - essa sembra tradurre il simbolismo latente nel quadro di Berlino secondo i desideri del pittore e della coppia dei committenti effigiati alle due estremità.

La cornice marmorea che inquadra l'opera mantegnesca si semplifica qui nel piano marmoreo dell'altare del Tempio dietro il quale si svolge un cerimoniale liturgico assai umanizzato. In secondo piano, a destra e a sinistra, appaiono analogamente al quadro del Mantegna due volti di tre quarti. La fisionomia del giovane a destra credo corrisponda a quella di Giovanni Bellini- viste le analogie con i suoi probabili ritratti - considerando anche come tale autoritratto richiami in tutto quello presente nel quadro del Mantegna da cui deriva. Analogamente la giovane a sinistra, che corrisponde alla Nicolosia di quello, accredita l'ipotesi che si tratti di Ginevra Bocheta, moglie del pittore. Nella figura di Giuseppe, al centro in secondo piano, si potrebbero vendere le fattezze di Jacopo Bellini, al di là dei necessari adattamenti fisionomici dovuti al tema iconografico come pure nel volto di profilo del Gran Sacerdote. L'età dei personaggi- il pittore e la moglie sembrano poco più che ventenni - suggerirebbe di posticipare la data di nascita di Giovanni Bellini dopo il 1432 secondo le conclusioni del Gibbons per poter collocare l'opera intorno al 1460 conformemente allo sviluppo della poetica dell'artista. Non è da escludere tuttavia che tali ritratti, analogamente a quelli dei committenti alle due estremità, siano stati colti secondo una certa prospettiva idealizzante.