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Progetto generale di restauro 19931994
Cattura e convoglia la luce che piove dall'alto anche la maglia a lamelle d'acciaio L'intervento di Mario Botta definisce un rinnovamento profondo della sede della Fondazione Querini Stampalia e prende il via dall'acquisizione di alcuni immobili a confine.
Tale ampliamento comporta la riorganizzazione dell'intero complesso: si tratta di rispondere alle esigenze funzionali della sede, muovendosi nella costrizione di locali frutto di una sedimentazione di secoli.
L'architetto ticinese interviene con rigore filologico, ricomponendo frammenti tra loro disomogenei in modo da conseguire una continuità spaziale e un'organizzazione delle diverse funzioni chiara e contraddistinta da un'immediata riconoscibilità.
Egli opera sulla nuova ala in continuità con il restauro di Carlo Scarpa. Cercati ed espliciti sono i rimandi, nell'essenzialità delle linee, nell'accostamento o nella contrapposizione di materiali e di colori: pietra e metallo, bianco e nero, grigio e rosso.
Il progetto comincia a prendere forma dalla fine del 1993, quando Giorgio Busetto, direttore della Fondazione, ricerca Mario Botta per alcuni consigli sul restauro del palazzo in corso a cura del Magistrato alle Acque e per proporgli il nuovo intervento.
Il restauro del sottotetto e del terzo piano stava restituendo nuovi spazi per uffici e un'area per mostre e seminari.
Botta sposta l'accesso principale su Campo Santa Maria Formosa, dove affacciano le nuove acquisizioni, preservando così l'opera di Carlo Scarpa da continui adeguamenti alle nuove necessità; concentra a piano terra i servizi: atrio, biglietteria, guardaroba, bookshop, caffetteria, auditorium, scala e ascensori. Articola tutto intorno a una hall ottenuta col ripristino della dimensione originaria e la copertura di un'antica corte medievale, vero fulcro dell'intero complesso, elemento unificatore, snodo dei vari percorsi della parte pubblica della sede e piazza interna, punto di ritrovo aperto alla città.
La hall si apre vasta, inattesa. Riscatta gli spazi compressi dei locali attigui, ridotti in altezza per portare il pavimento a una quota di sicurezza rispetto all'escursione media di marea.
L'adesione alla lezione scarpiana impone il lavoro con la luce. Negli ambienti e nel giardino disegnati da Scarpa essa è veicolata e riflessa dall'acqua, magicamente rifranta infine nel fremito della gibigianna sui soffitti a stucco. Qui è un velario metallico che scherma e riverbera la luce, creando un effetto di movimento, come se la superficie riflettente di un canale fosse capovolta nel cielo. Ne vibrano tanto le pareti chiare, le cui forature allineate restituiscono geometrica compostezza alla casualità delle superfetazioni cresciute nel tempo sul retro del palazzo, quanto la scacchiera policroma della pavimentazione, che appare un omaggio a quella dell'atrio di Scarpa.
Cattura e convoglia la luce che piove dall'alto anche la maglia a lamelle d'acciaio della scala. Sospesa nel vuoto, la sua struttura nuda, di pietra e metallo, richiama lo scheletro forte di un animale preistorico.
Il progetto comprende un auditorium di centoventicinque posti e il riallestimento dell'atrio d'ingresso.
L'uso dei medesimi materiali e delle stesse modalità costruttive conferisce rigore e continuità al complesso.
In tutto il piano terra vi sono pannelli applicati alle pareti per assicurare l'aerazione della muratura, soluzione già adottata da Scarpa.
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- Progetto generale di restauro 1993-1994
- Messa a norma scala Scarpa 1994-1995
- Restauro piano terzo e sottotetto 1994-1996
- Nuova scala principale con due ascensori 1995-1998
- Restauro piano terra 1996-1998
- Restauro hall piano terra 2003
- Restauro ingresso alla Fondazione, nuovo auditorium, collegamento area Scarpa 2004-2005
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Aula didattica

Scala C

Bookshop

Caffetteria
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